Cover crops e sovesci, un alternativa sostenibile.

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Sovesci e cover crop estive: uno strumento per l’agricoltura conservativa……ma anche bio. O più genericamente: “ecologicamente intensiva”.

Molti trovano questa definizione fumosa, provocatoria, dato che nella percezione comune il termine “ecologico” è piuttosto sinonimo di estensivo, di meno produttivo, di “lasciar fare”. Questa definizione, scelta apposta da Michel Griffon per la sua natura interrogatoria e sorprendente, si è rivelato corretto, e denota un approccio agricolo radicalmente innovativo. Con l’AEI, l’input principale non è più la meccanizzazione, i fertilizzanti o i fitofarmaci, ma diventa l’ecologia: è dunque logico l’utilizzo di “intensivo” per diminuire fortemente il ricordo agli input classici che disturbano gli equilibri naturali e costosi, ma che conserviamo tuttavia nella cassetta degli attrezzi, per quando non dovesse esserci ancora una soluzione ecologica. Si tratta dell’energia viva in opposizione all’energia fossile, della diversità in opposizione alla monotonia, di incoraggiare le strade per controbilanciare le situazioni indesiderate in contrapposizione ad approcci di eliminazione, soppressione o eradicazione. L’AEI non è un miglioramento o un restyling delle pratiche convenzionali, ma una concreta rottura con il passato, una visione innovativa: non è altro che un punto di visto dello spirito scientifico, agronomico ma comincia anche a essere messa in pratica negli itinerari TCS e SD (semina diretta), con differenze sensibili quando confrontate con parcelle vicine e con colture simili (vedere link in fondo al testo).
Produrre tanto o addirittura più che nei sistemi convenzionali con molto meno lavoro, fitofarmaci, fertilizzanti, impatti negativi sull’ambiente ma anche rischi tecnici ed economici non è più una moda o un illusione, ma una realtà con degli esempi ben concreti. Ciò dimostra perfettamente la differenza e la potenza di questi nuovi approcci che desideriamo estendere ad altre colture e produzione agricole.

Un sovescio di grano saraceno (in un appezzamento di una decina di ettari) in un’azienda orticola dell’alta padovana (a fianco ad un appezzamento poco più piccolo dove si stava trapiantando del radicchio) e il raggiungimento della piena fioritura del trifoglio alessandrino (seminato à la volée sulle stoppie del frumento il pomeriggio stesso della mietitura), mi danno l’occasione di riportare questo articolo di Frédéric Thomas (questo il link dove si potranno vedere delle foto di colza associato a cover gelive), liberamente tradotto.
Rimane ancora molto da sperimentare e conoscere, ma la curiosità non manca, e buoni esempi in giro se ne vedono sempre più. Anche in questo piccolo territorio agricolo.

Cover crops e sovesci, un alternativa sostenibile.

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