In Toscana arrivano i contributi per la “trasemina”

Previsti 200 euro ad ettaro per la trasemina di leguminose nei cereali. Scadenza il 15 giugno 2020, all’interno il link al bando

La semina su sodo -

Cereali, in Toscana il bando per i contributi alla trasemina con leguminose (Foto di archivio)
Fonte foto: ©Slavomir pancevac – Fotolia

E’ ancora aperto fino a metà giugno in Toscana il bando per la conservazione del suolo e della sostanza organica attivato sull’operazione 10.1.1 del Psr.

Rispetto agli anni scorsi è stato attivato solo l’intervento relativo alla cosiddetta bulatura, cioè alla trasemina di leguminose nei cereali e in totale sono stati stanziati a livello regionale 400mila euro per i primi tre anni dei cinque previsti dal contributo. Per gli ultimi due anni bisognerà aspettare gli stanziamenti che saranno previsti dalla prossima programmazione del Psr.

Possono fare domanda come beneficiari tutti gli agricoltori (ai sensi dell’art. 2135 del Codice civile) che conducano almeno 1 ettaro di seminativi sul territorio regionale della Toscana.

Per fare domanda l’intervento deve essere attuato su almeno il 20% dei seminativi totali dell’azienda e deve essere presentato un piano di coltivazione.

L’aiuto prevede un contributo di 200 euro ad ettaro.

I beneficiari a cui verrà approvato l’aiuto devono garantire:

  • una trasemina sui cereali autunno vernini in fase di accestimento e prima della levata con specie leguminose
  • l’utilizzo della sola seminatrice eventualmente abbinata ad erpice per la trasemina
  • il divieto assoluto di diserbo sulle superfici oggetto di impegno a partire dalla semina del cereale
  • la tenuta dei registri delle operazioni colturali e del magazzino messi a disposizione da Artea sul quaderno delle registrazioni.

Inoltre a partire dal 15 maggio 2021 è vietato l’utilizzo del principio attivo glifosate, in tutta l’Ute, l’Unità tecnica economica, oggetto di impegno.

Le domande devono essere inviate su Artea entro il 15 giugno 2020.

Legumi; trend in crescita , ma forti dipendenze dall’estero

Questi alcuni dei dati emersi dal report realizzato da Areté per conto dell’Alleanza cooperative agroalimentari

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La situazione dei legumi e delle colture proteiche nei mercati mondiali, europei e italiani
Fonte foto: © denio109 – Fotolia

A partire dagli anni ’60, l’Italia ha visto una drastica diminuzione della produzione di legumi secchi tra cui fagioli, lenticchie, ceci, piselli, fave. L’andamento negativo che ha avuto dirette conseguenze anche sugli scambi commerciali da e verso l’Italia negli ultimi decenni, con il picco peggiore raggiunto negli anni 2010-2015, sembrerebbe aver cambiato rotta anche grazie alle scelte alimentari.

Oggi l’Italia registra buoni trend di crescita nella produzione nazionale di ceci e lenticchie, collocandosi all’ottavo posto in Europa con circa 200mila tonnellate di prodotto secco.
Questo è uno dei dati emersi dal Report sui legumi e sulle colture proteiche nei mercati mondiali, europei e italiani realizzato dall’Istituto di ricerca Areté per conto dell’Alleanza cooperative agroalimentari.

Italia, la domanda si soddisfa all’estero

Lo Stivale dipende fortemente dalle importazioni di tutti i legumi per soddisfare la propria domanda.
Lo attestano con evidenza i dati che riportano come, nel 2017, il rapporto import/consumo presunto è stato del 98% per le lenticchie, del 95% per i fagioli, del 71% per i piselli, del 59% per i ceci.

Rispetto alla media europea, nell’anno 2016, l’Italia ha importato il 65% del suo consumo, contro il 33% della Ue.
Dal 2015 superfici e produzioni sono tornate ad aumentare, mentre nel 2017 l’Italia è stata il secondo produttore di ceci (dopo la Spagna) e il quinto produttore di lenticchie.

Grafico sui legumi secchi in Italia

Europa, ancora dipendente dalle importazioni

La produzione europea di legumi secchi sfiora i 5 milioni di tonnellate. La classifica dei primi paesi produttori vede la Francia al primo posto con 788mila tonnellate, seguita da Regno Unito, Lituania, Polonia e Germania (2016).

Anche per l’Europa il trend produttivo è stato molto altalenante.
Negli ultimi 10 anni gli ettari coltivati a legumi dell’Ue hanno registrato un notevole aumento a partire dal 2013, a seguito delle nuove misure di greening della Pac attuate nel 2015.

La produzione europea di fagioli ha visto un buon incremento, in linea con l’aumento della domanda di consumi interni e ha consentito di ridurre le importazioni al 65% del consumo presunto. Viceversa, per quanto riguarda ceci e lenticchie, la Ue dipende con percentuali ancora molto alte dalle importazioni.

India, primo produttore nel mondo

Record di 82 milioni di tonnellate per la produzione mondiale di legumi raggiunto nel 2016. Tra i paesi sviluppati forte è stata la crescita in Nord America e in Australia.

Nei paesi in via di sviluppo, invece, è stata l’Africa a registrare un enorme aumento della produzione. In questo caso i legumi hanno rappresentato una componente essenziale dell’alimentazione e quindi dell’attività agricola.

Al contrario, la produzione in Estremo Oriente di legumi si è quasi dimezzata poiché le economie che hanno recentemente aumentato il proprio benessere tendono ad abbandonarne la produzione e il consumo.

Nel 2016, così come negli ultimi anni, la distribuzione geografica delle superfici coltivate a legume è stata ancora molto concentrata in Asia e in Africa. L’India è di gran lunga il principale produttore mondiale, con il 32% dell’area globale e il 21% della produzione.

Scambi commerciali, i principali esportatori

Nel 2016, il commercio globale di legumi è stato di 17,2 milioni di tonnellate. I flussi commerciali hanno confermato la tendenza degli ultimi anni che hanno visto i paesi sviluppati emergere come principali esportatori mentre i paesi in via di sviluppo sono stati i principali importatori.

Nord America, Australia e Ue hanno infatti rappresentato il 67% delle esportazioni globali di legumi. L’Asia è l’area di maggior import con il 72% delle importazioni globali e l’India è il più grande importatore di legumi al mondo, rappresentando quasi il 20% delle importazioni globali.

Psr Sicilia, c’è il bando da 40 milioni per gli investimenti

Sulla misura 4.1, sono previsti incentivi per le aziende agricole che puntano su resilienza ai cambiamenti climatici e produzioni di qualità. Per il progetto con capo azienda under 40 quota a fondo perduto maggiorata del 10%

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Previste ulteriori agevolazioni per gli under 40 (Foto di archivio)
Fonte foto: © goodluz – Fotolia

Quaranta milioni di euro per investimenti nelle aziende agricole siciliane. Lo prevede il bando pubblicato dalla Regione Siciliana, attraverso l’assessorato dell’Agricoltura, a valere sulla misura 4.1 del Programma di sviluppo rurale 2014-2020. Si tratta di una delle procedure più attese dal comparto agricolo, grazie alla quale sarà possibile acquistare macchine e attrezzi agricoli, per trasformazione, confezionamento e commercializzazione di prodotti; realizzare e ristrutturare allevamenti e punti vendita aziendali, sale degustazioni; e ancora serre e tunnel per colture protette e florovivaismo; operare miglioramenti fondiari e sistemazioni idraulico-agrarie: recinzioni, terrazzamenti, recinzioni, viabilità aziendale ed elettrificazione.

Una quota dei finanziamenti sarà destinata all’agricoltura delle isole minori: Pantelleria, Eolie, Egadi, Ustica, Lampedusa e Linosa, che erano rimaste escluse dai bandi emessi dalla precedente programmazione.

Beneficiari i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoltori professionali, sono previste premialità per gli investimenti inerenti le produzioni certificate di qualità e che puntano alle strategie di adattamento al cambiamento climatico, come la realizzazione di laghi collinari.

Tra le novità importanti del nuovo bando la sburocratizzazione e lo snellimento delle procedure amministrative. Determinante sarà infatti il ruolo dei tecnici progettisti: con le “perizie asseverate”, nelle quali saranno riportati la fattibilità degli interventi, i punteggi e l’attestazione di conformità in materia di edilizia ed urbanistica, eviteranno agli agricoltori di dover chiedere pareri e autorizzazioni, che in passato hanno causato aggravio di costi e una notevole dilatazione dei tempi di presentazione delle domande.

“Il Governo regionale ha mantenuto fede all’impegno preso – afferma l’assessore per l’Agricoltura Edy Bandiera – rispondendo alle reali esigenze dell’agricoltura siciliana e semplificando le procedure. Si tratta di un bando molto atteso, grazie al quale le aziende agricole potranno ammodernare le loro strutture, migliorandone reddito e competitività ma soprattutto, a fronte del massimale di 5 milioni di euro previsto dal precedente bando, abbiamo previsto un tetto massimo di 300mila euro a progetto, rispondente alle reali esigenze del tessuto produttivo siciliano, fatto per lo più da piccole e medie aziende”.

“La percentuale di contributo a fondo perduto prevista è pari al 50 per cento, elevabile di un ulteriore 10 per cento, nel caso in cui i proponenti siano giovani con meno di 40 anni d’età. – conclude Bandiera, che sottolinea anche come –  La cantierabilità del progetto, che ha costi elevati, dovrà essere prodotta solo se e nel momento in cui il progetto verrà finanziato”.

Via libera Ue a dl imprese. E’ on line il modulo per la garanzia alle Pmi

Euro: 5 vantaggi della moneta unica - PMI.it

La Commissione europea ha dato oggi il via libera al decreto legge imprese che consentirà di attivare interventi in favore del settore produttivo per fare fronte alle conseguenze dell’emergenza coronavirus. Con due decisioni distinte Bruxelles ha dato luce verde alle misure a sostegno dell’economia del valore di circa 200 miliardi e allo schema di garanzie destinato ai lavoratori autonomi e alle piccole e medie imprese.

E’ disponibile on line sul sito “fondidigaranzia” il modulo per la richiesta di garanzia fino a 25mila euro, che il beneficiario dovrà compilare e inviare per mail (anche non certificata) alla banca o al confidi al quale si rivolgerà per richiedere il finanziamento, informa il Ministero per lo sviluppo economico dopo il via libera della Ue al Dl Imprese.

Il Mise e Mediocredito Centrale, gestore del Fondo di Garanzia, stanno inoltre lavorando insieme all’Abi per rendere attivi e disponibili, in tempi brevi, tutti i sistemi informatici e la modulistica necessaria.

LEGUMI, un vuoto da colmare, un mercato che non conosce crisi.

Come cuocere i legumi secchi con il Bimby | Food Blog

Produzione e commercio dei legumi in Italia e nel Mondo
Il 2016 era l”Anno internazionale dei legumi”. Il coordinamento delle iniziative connesse all’evento è stato
affidato alla FAO, organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura.
Il richiamo di attenzione verso i legumi ha diverse importanti motivazioni planetarie, come richiamate
dai massimi esponenti di ONU e FAO in occasione dell’apertura dell’Anno:
– importante contributo alla nutrizione e alla sicurezza alimentare;
– sostenibilità ambientale ed elevato adattamento, grazie all’alta biodiversità, alle diverse
condizioni pedoclimatiche;
– apporto naturale di azoto al terreno con riduzione dalla dipendenza dai concimi sintetici;
– miglioramento della fertilità del terreno anche in termini di biodiversità (insetti, batteri, ecc.);
– proficuo reimpiego dei residui di coltivazione per una sana alimentazione degli animali in
allevamento;
– elevato apporto di proteine, a basso costo e con limitato impiego di acqua rispetto a quelli di
origine animale, e altri salutari nutrienti, per l’alimentazione umana e la prevenzione di diverse
patologie (cardiovascolari, gastroenteriche, diabete, anemia, cancro);
– remunerazione del prodotto superiore da due a tre volte rispetto ai cereali, a miglior sostegno
dei redditi degli agricoltori.
Si sottolinea, peraltro, che i molteplici effetti positivi dei legumi sono ancora sottovalutati, e che è quindi
utile incrementarne la produzione e il commercio, e incoraggiare utilizzi nuovi e più intelligenti lungo
tutta la catena alimentare.
Le valutazioni dell’ONU e della FAO sono evidentemente rivolte soprattutto ai Paesi in via di sviluppo,
ma trovano recente più incisiva rispondenza anche nei Paesi ad economia avanzata in considerazione
dei mutamenti climatici e della crescente attenzione per una più sana e razionale alimentazione. Nel
caso di molti Paesi, fra cui l’Italia, i legumi rappresentano inoltre un aspetto importante della tradizione
gastronomica, da valorizzare anche dal punto di vista turistico. A tal proposito è opportuno ricordare
che i legumi sono un componente importante della Dieta Mediterranea, riconosciuta dall’UNESCO
“patrimonio culturale immateriale dell’umanità” dal 2010.
Produzione di legumi in Italia
Dagli anni Sessanta ad oggi (tabella1), la produzione italiana complessiva delle principali specie di legumi
da granella si è ridotta drasticamente (-81%). Ma la flessione produttiva, mentre per fagioli e fave
presenta un andamento sostanzialmente progressivo, per il cece e la lenticchia registra un minimo tra il
1991 e il 2001 e una ripresa nel periodo successivo, e per il pisello è notevolmente irregolare.

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Anche la produzione di legumi freschi ha segnato un decremento consistente, ma sensibilmente
inferiore a quello dei secchi (-44%). Tuttavia, se confrontiamo i valori massimi, registrati fra il 1971 e il
1981, con quelli attuali, la flessione produttiva sale al 54%.

Le cause dei descritti andamenti di produzione possono attribuirsi ai seguenti fattori:
– riduzione complessiva del suolo disponibile per le coltivazioni agricole;
– marcata riduzione del numero di aziende di piccola dimensione tradizionalmente dedite a
questo genere di produzioni.
– contrazione della domanda di legumi per effetto dei mutati stili alimentari.
Importazione ed esportazione
Nell’arco di tempo preso in considerazione, la differenza in quantità fra esportazioni ed importazioni è
passata da un saldo negativo di circa 4,5 mila tonnellate a poco meno di 250 mila tonnellate (tabella 3).
Le importazioni sono cresciute costantemente fino a raggiungere, nel 2015, un valore prossimo ai 236
milioni di dollari; le esportazioni hanno registrato un andamento irregolare attestandosi recentemente
intorno a una media annua di circa 12 mila tonnellate ed un valore di 15 milioni di dollari.


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Il consumo “apparente”
Sommando le produzioni e le differenze tra import ed export (tabella 5), si può risalire all’andamento
del “consumo apparente” di legumi in Italia (nel quale rientra anche la quota di prodotto destinata
all’industria di trasformazione e ai consumi di non residenti). Dal 1961 ad oggi, il consumo apparente
pro capite si è più che dimezzato passando da quasi 13 kg a poco più di 6 kg.

C.A. procapite (kg) 12,8 9,2 7,0 6,2 6,1
Fonte: elaborazione Centro Studi Confagricoltura su dati ISTAT
Il legume maggiormente consumato in Italia, nel 1961, era la fava seguita dal fagiolo; oggi (2015) il
legume maggiormente consumato è il fagiolo, in gran parte grazie alle importazioni, seguito dalla fava
(tabella 6). Il legume maggiormente esportato, nel 1961 era il fagiolo, nel 2015 è stato il cece.

Valorizzazione della qualità
Negli ultimi anni, la produzione di alcune specie di legumi ha registrato una ripresa (2011-2015 tabella
1): quella di ceci è raddoppiata, e sono cresciute quelle di lenticchie (+31%) e di fagioli (+3,4%). La
produzione di lenticchie, dal 2001 al 2015, è più che triplicata.
Questa recente inversione di tendenza sembra da attribuire principalmente a tre fattori:
– la maggior diffusione di informazioni sulle proprietà salutistiche dei legumi;
– la valorizzazione di alcune varietà di legumi, attraverso i riconoscimenti DOP (Denominazione
d’Origine Protetta) e IGP (Indicazione Geografica Protetta);
– la riscoperta, nell’offerta ristorativa, di ricette gastronomiche tradizionali a base di legumi.
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La produzione di legumi nel Mondo
La produzione complessiva di legumi nel mondo è stata, nel 2014, poco superiore ai 77,6 milioni di
tonnellate (tabella 8). A confronto con i periodi precedenti, la crescita è stata costante: rispetto al 1961
è quasi raddoppiata. Altro è successo in Italia e nell’Unione Europea: da noi la produzione di legumi è
diminuita quasi dell’80%; nell’UE è cresciuta del 3,3%. Segnali molto diversi vengono, nel periodo in
esame, da altri Paesi ad alto sviluppo economico: la produzione di legumi, nel Nord America, è cresciuta
di 7 volte, in Australia e Nuova Zelanda di 64 volte. In aumento anche la produzione dell’Africa (poco
meno di 5 volte), mentre la produzione dell’Estremo Oriente si è quasi dimezzata.

L’andamento della produzione di legumi nei principali Paesi agricoli dell’Unione Europea, fra il 1961 e il
2014, evidenzia comportamenti molto differenti (tabella 9). Italia, Spagna, Grecia e Romania, sia pur con
dati intermedi alternanti, registrano consistenti diminuzioni; Francia, Germania, Regno Unito e Polonia,
pur sempre con alternanze nei periodi intermedi, registrano crescita. In particolare l’Italia si caratterizza
per una flessione della produzione del 79%, precedendo la Grecia (-73%), la Romania (-71%) e la Spagna
(-49%).
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It=Italia – Fr=Francia – Sp=Spagna – De=Germania – Uk=Gran Bretagna – Gr=Grecia – Pl=Polonia – Ro=Romania
Fonte: elaborazione Centro Studi Confagricoltura su dati FAO
Conclusioni
La produzione e il consumo di legumi rappresentano un indicatore che va oltre le valutazioni di mercato,
essendo in gioco fattori culturali e politici riconducibili all’orientamento diffuso degli stili di consumo
alimentare, alla competenza agronomica degli agricoltori, alle buone pratiche di salvaguardia
ambientale.
Sotto questo profilo, è evidente come, in un quadro globale di incremento della produzione di legumi,
economie che hanno recentemente conquistato un rilevante benessere, come quelle dell’Estremo
Oriente, tendano ad abbandonarne la produzione e il consumo (-45% fra il 1961 e il 2014). Al contrario,
nei Paesi poveri, i legumi costituiscono sempre più un componente essenziale dell’alimentazione e
quindi dell’attività agricola, come testimoniato dall’incremento di produzione dell’Africa (+5 volte fra il
1961 e il 2014).
Fra le aree del Pianeta a consolidato benessere economico, l’andamento della produzione di legumi ha
seguito, in poco più di mezzo secolo (1961-2014), evoluzioni molto differenti: altalenante ma
sostanzialmente invariata nell’Unione Europea, in forte crescita in Australia e Nuova Zelanda (+64 volte),
in crescita più contenuta nel Nord America (+7 volte).
L’Italia, nello stesso periodo, è, fra i principali Paesi agricoli dell’Unione Europea, quello caratterizzato
dalla più rilevante riduzione della produzione di legumi (-79%). E’ più che dimezzato il consumo
“apparente” di legumi (produzione + import – export) che attualmente, nonostante il forte incremento
delle importazioni (16 volte), è di circa 6 kg procapite rispetto ai quasi 13 kg del 1961.
L’allarmante diffusione di fenomeni di perdita di fertilità, degrado e desertificazione dei suoli agricoli nel
nostro Paese (stimati da ISPRA nel 21% della superficie nazionale), suggerisce peraltro la reintroduzione
di pratiche di rotazione colturale che coinvolgano la periodica coltivazione di leguminose.

Cover crops e sovesci, un alternativa sostenibile.

Nessuna descrizione della foto disponibile.

Sovesci e cover crop estive: uno strumento per l’agricoltura conservativa……ma anche bio. O più genericamente: “ecologicamente intensiva”.

Molti trovano questa definizione fumosa, provocatoria, dato che nella percezione comune il termine “ecologico” è piuttosto sinonimo di estensivo, di meno produttivo, di “lasciar fare”. Questa definizione, scelta apposta da Michel Griffon per la sua natura interrogatoria e sorprendente, si è rivelato corretto, e denota un approccio agricolo radicalmente innovativo. Con l’AEI, l’input principale non è più la meccanizzazione, i fertilizzanti o i fitofarmaci, ma diventa l’ecologia: è dunque logico l’utilizzo di “intensivo” per diminuire fortemente il ricordo agli input classici che disturbano gli equilibri naturali e costosi, ma che conserviamo tuttavia nella cassetta degli attrezzi, per quando non dovesse esserci ancora una soluzione ecologica. Si tratta dell’energia viva in opposizione all’energia fossile, della diversità in opposizione alla monotonia, di incoraggiare le strade per controbilanciare le situazioni indesiderate in contrapposizione ad approcci di eliminazione, soppressione o eradicazione. L’AEI non è un miglioramento o un restyling delle pratiche convenzionali, ma una concreta rottura con il passato, una visione innovativa: non è altro che un punto di visto dello spirito scientifico, agronomico ma comincia anche a essere messa in pratica negli itinerari TCS e SD (semina diretta), con differenze sensibili quando confrontate con parcelle vicine e con colture simili (vedere link in fondo al testo).
Produrre tanto o addirittura più che nei sistemi convenzionali con molto meno lavoro, fitofarmaci, fertilizzanti, impatti negativi sull’ambiente ma anche rischi tecnici ed economici non è più una moda o un illusione, ma una realtà con degli esempi ben concreti. Ciò dimostra perfettamente la differenza e la potenza di questi nuovi approcci che desideriamo estendere ad altre colture e produzione agricole.

Un sovescio di grano saraceno (in un appezzamento di una decina di ettari) in un’azienda orticola dell’alta padovana (a fianco ad un appezzamento poco più piccolo dove si stava trapiantando del radicchio) e il raggiungimento della piena fioritura del trifoglio alessandrino (seminato à la volée sulle stoppie del frumento il pomeriggio stesso della mietitura), mi danno l’occasione di riportare questo articolo di Frédéric Thomas (questo il link dove si potranno vedere delle foto di colza associato a cover gelive), liberamente tradotto.
Rimane ancora molto da sperimentare e conoscere, ma la curiosità non manca, e buoni esempi in giro se ne vedono sempre più. Anche in questo piccolo territorio agricolo.

CONVIENE COLTIVARE IL SOVESCIO NEI VIGNETI?

Probabilmente è superfluo indicare cosa sia il sovescio, ma nel caso qualcuno non lo sapesse, possiamo riassumere molto brevemente dicendo che il sovescio è una pratica agronomica migliorativa, consistente nel coltivare specie erbacee, principalmente leguminose o graminacee, per poi interrarle. A seconda della specie adottata si avrà un risultato diverso. Per chi è a digiuno di questo argomento, troverete molte informazioni utili in questo articolo “E’ tempo di sovescio: Cosa, Come, Quando e Perché?”

sovescio nel vigneto_tecnca agronomica-BioAksxterPerché coltivare il sovescio nel vigneto?

L’obbiettivo primario del sovescio nel vigneto è proprio quello di migliorare la fertilità del terreno, ma non sono da meno anche molti altri benefici come il controllo delle erbe infestanti, il contenimento dell’erosione, il miglioramento del contenuto di sostanza organica, della struttura e della porosità del suolo, favorendo la biodiversità e l’apporto di microelementi, ecc. Ricordiamoci che l’impiego del fertilizzante disinquinante Bio Aksxter® rende maggiormente produttivo l’impiego del sovescio, ottimizzando l’azione di questa pratica di concimazione verde. Il suo impiego regolare, bonifica progressivamente il terreno liberandolo dai residui dei trattamenti con rame, zolfo ed altre sostanze, aumenta la capacità di umificazione e la dotazione di sostanze nutritive nobili incorporate anche tramite il sovescio.

favino sovescio del vigneto chianti
Il sovescio di favino nel vigneto Chianti

La tecnica del sovescio in viticoltura

È importante, appena dopo la vendemmia, seminare tra i filari specie adatte al sovescioIn viticoltura, il sovescio ha gli stessi vantaggi degli altri settori agricoli.

  • Quand’è il periodo migliore per seminare il sovescio nei nostri vigneti?

    L’autunno è il periodo migliore per la semina del sovescio da interrare in primavera.

  • Quand’è il periodo ottimale di interramento del sovescio?

    Per una maggior quantità di micronutrienti e sostanza organica nel suolo, il momento migliore per l’interramento del sovescio nel vigneto è quando le piante sono in pre-fioritura o si vedono spuntare i primi fiori chiusi. In questa fase, infatti, le piante hanno raggiunto il loro massimo sviluppo ed i tessuti vegetali hanno un contenuto equilibrato in fibre e proteine che ne permetterà una più rapida degradazione. Inoltre, lo sfalcio della coltura da sovescio in questo momento ne evita lo sviluppo successivo che altrimenti diverrebbe infestante per il vigneto.

  • Quali piante seminare per il sovescio?

  1. Leguminose: grazie all’attività azotofissatrice, consentono un apporto di azoto nel terreno, specie se con apparto radicale profondo. Hanno poco apporto di sostanza organica, in quanto interrandole in fioritura o pre-fioritura, sono costituite da una biomassa composta dal 70-80 % d’acqua.
    • Favino
    • Trifoglio incarnato
    • Veccia comune
    • Lupino
    • Lenticchia
    • Fagiolo
    • Pisello da foraggio
    • Pisello
    • Fava
  2. Crucifere o Brassicacee: hanno un indubbio vantaggio , e cioe’ quello di essere nematocide, cioe’ di produrre una sostanza che abbatta i nematodi, pericolosi parassiti del terreno, molto dannosi per le colture orticole e non solo.
    • Colza
    • Senape
    • Ravizzone
  1. Graminacee: a differenza delle leguminose, sono ricche di fibra (cellulosa ecc) ed in tempi più lunghi forniranno materiale per la formazione di sostanza organica e Humus. Sono utilizzate per il sovescio nel vigneto in quanto hanno una rapida crescita e una ridotta esigenza d’acqua.
    • Avena
    • Segale
    • Orzo
    • Sorgo
favino sovescio nel vigneto
Il sovescio di favino nel vigneto

Favino da sovescio nel vigneto

Nella gestione dei vigneti viene spesso usato il favino. Il favino si semina a settembre e lo si interra in aprile al momento della fioritura o anche prima, dipende dal tempo! Nella maggior parte dei casi, il sovescio nel vigneto eseguito a file alternate, rappresenta una delle migliori strade per aumentare le produzioni e avere uve più sane. Infatti, il sovescio viene spesso seminato un filare sì e uno no in modo che nel filare libero sia possibile effettuare i lavori di potatura del vigneto. C’è chi semina le erbe da sovescio l’anno prima di piantare le barbatelle e dopo aver effettuato l’interramento le mette a dimora, sapeste che risultati! Leggi: “Dalle barbatelle al vigneto: per la viticoltura di qualità”.

sovescio nel vigneto_dalle barbattelle al vignetoConcimazione autunnale del vigneto: sovescio + trattamento preinvernale

Bisogna sempre tenere a mente che la fase di riposo vegetativo durante il periodo invernale è determinante per il risultato produttivo dell’annata seguente in quanto sia nel terreno che nella pianta avvengono processi molto importanti.

Il risultato di un sovescio è comunque da considerarsi un intervento ammendante e non fertilizzante, per questo il trattamento preinvernale con Bio Aksxter® è basilare per il potenziamento  del  programma  della  pianta  e  permette  di  affrontare  meglio  sia  la ripresa  vegetativa  che le  successive  fasi  del  ciclo  produttivo;  inoltre,  consente  il superamento  di  tutte  le  condizioni  critiche  quindi  una  maggior  resistenza  agli  stress termici,  in  particolare  alle  gelate,  minori  fenomeni  di  disidratazione  in  caso  di  inverni ventosi, resistenza agli attacchi patogeni.

Il  trattamento preinvernale  è  fondamentale  per  il  raggiungimento  dei massimi risultati produttivi e può essere fatto in qualsiasi momento tra la fine del ciclo produttivo e la metà di dicembre.

 

E se di tanto in tanto vi ronzano in testa domande del tipo: “Come posso far fronte ai continui alti e bassi della mia produzione vitivinicola? Come posso garantirmi un reddito adeguato e costante nonostante il clima sempre più anomalo? Come faccio a ridurre gli attacchi patogeni?”, beh, basta cominciare oggi con il trattamento preinvernale e le risposte saranno ben visibili già a partire dall’anno prossimo.